Uno di Noi.

26 Febbraio 2014 Commenti chiusi

UNO DI NOI PASSA IL VAGLIO
DELLE AUTORITA’ NAZIONALI E COMUNITARIE
Un milione e 721mila sono le firme validate

Le autorità nazionali e comunitarie hanno finalmente concluso la verifica delle firme raccolte da UnoDiNoi.
Delle 1.901.947 firme raccolte ne sono state validate 1.721.509, dunque oltre il 90%. Il che significa che non solo la proposta contenuta nell’iniziativa ha incontrato una grande consonanza tra i cittadini europei ma anche che la raccolta era stata tecnicamente organizzata con cura ed attenzione. 18 Paesi su tutti i 28 dell’area Ue che hanno partecipato alla raccolta hanno raggiunto il minimo richiesto dalla normativa.
Il risultato conferma che UnoDiNoi è sinora l’iniziativa popolare europea con il maggiore numero di firme (la seconda è quella sul Diritto all’acqua che si è fermata a 1.667.00, mentre la petizione contro la vivisezione non è andata oltre 1.326.807 firme).
L’Italia è largamente in testa alla classifica delle adesioni raccolte nei vari Paesi con 631mila firme delle quali il 98,88% è stato riconosciuto valido dalle autorità. Al secondo posto la Polonia con 249mila firme ed il 95% delle conferme.
Ora però comincia la fase più difficile: fare in modo che le Istituzioni europee facciano propria la volontà popolare diffusa che UnoDiNoi ha rappresentato con la richiesta di riconoscere il diritto alla vita anche al bambino non nato. Riconoscere il diritto all’eguaglianza di tutti gli esseri umani e che quindi anche il non nato è “uno di noi” sarebbe un buon modo per far ripartire un’Europa in crisi di identità e di rapporto con i popoli che la compongono.

Comitato organizzativo per l’Italia – UFFICIO STAMPA
LungoTevere dei Vallati 10, 00186 Roma – ufficiostampa@oneofus.eu
06.68808002 – 329.5941983 – 347.6096236

Daniela Musumeci

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14 Febbraio 2014 Commenti chiusi

Da: MPV UfficioStampa

Oggetto: NON PARLIAMO SOLO DI ABORTI MA ANCHE DI COSA SI FA PER EVITARLI

Data: 12 febbraio 2014 12:48:18 CET

A: MPV UfficioStampa

RELAZIONE SULLA LEGGE 194. NON PARLIAMO SOLO DI ABORTI
MA ANCHE DI COSA SI FA PER EVITARLI
La commissione Affari sociali della Camera sta esaminando in queste ore la Relazione del ministro della Salute sull’attuazione della Legge 194/78 che era sta a consegnata al parlamento nei mesi scorsi

«Da sempre noi chiediamo che nella raccolta dei dati sull’applicazione della legge 194 non ci si limiti al tragico conteggio dei morti (il numero degli aborti), ma si indichi anche il numero dei vivi (cioè degli aborti evitati per effetto dell’intervento consultoriale e del volontariato al servizio della maternità e della vita). Gli art. 1 e 2, così come interpretati dalla Corte Costituzionale (sentenza 35/97) devono essere attuati anche con riguardo alla prevenzione post-concezionale dell’aborto. Urge predisporre un apposito questionario per i consultori familiari, in modo da conoscere quante IVG sono state evitate per mezzo del loro intervento. Ed è altresì doveroso includere nella relazione l’attività del volontariato al servizio della vita umana.

«Sono note le altre nostre riserve e critiche in merito alla valutazione della obiezione di coscienza e riguardo alla affermazione che la Legge 194/78 avrebbe fatto diminuire il numero degli aborti. Se diminuzione vi è stata, essa è stata determinata da ben diverse cause (aborto chimico precocissimo non controllabile e diffuso, diminuzione delle donne in età feconda, azione educativa ed assistenziale delle associazioni per la vita) ma, in questa sede» ha concluso casini «vogliamo cercare un dialogo con tutti indicando come terreno comune l’azione per prevenire l’aborto anche quando le difficoltà di una gravidanza indurrebbero la madre a chiedere la IVG».

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Daniele Nardi

Responsabile Area comunicazione

Movimento per la vita

LungoTevere dei Vallati 2, 00186 Roma – tel. 06.6830.1121 – fax 06.686.5725

Daniela Musumeci
Livorno

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EGYPT Thousands of Islamists in the streets against the Supreme Court held hostage by the military

12 Luglio 2012 Commenti chiusi

The Court annulled the presidential decree to restore the parliament last night. For Islamists the decision is political and has nothing to do with respect for the Constitution. The majority of judges linked to former Mubarak regime.

Cairo (AsiaNews / Agencies) – Thousands of people, led by Islamist leaders, took to the streets of Tahrir Square today to protest against Supreme Court which yesterday annulled the decree amended by Mohammed Morsi to restore the parliament majority, which is Islamist. The Court’s decision was in response to the legislative dilemma of recent days after the signing of a Presidential Decree, but which opens a new conflict between the Muslim Brotherhood and the Supreme Council of the armed forces. In recent days, leaders of the Muslim Brotherhood have appealed to their supporters asking them to join them in the fight against the excessive power of the military, accused of attempting a coup.

According to Morsi supporters, the judgment of the Court is political, and allows the military to remain in power for another two months, until new parliamentary elections. “All judges are part of the former regime – said one of the protesters – they will never do anything against the military.”

Morsi’s presidential decree was a symbolic move to force the defense establishment to hand over power to civilians as promised after the fall of Mubarak in February 2011. The meeting convened yesterday lasted only a few minutes and was deserted by nearly a third of the deputies, mostly members of liberal parties and movements opposed to the sinister move of the Muslim Brotherhood. Local sources said that if this situation continues, Egypt will become hostage to two opposing powers, who have only their interests at heart and not those of the country. “The feeling – they say – is that nothing has changed a year after the Arab Spring”.

Meanwhile, Morsi landed this morning in Riyadh (Saudi Arabia) on his first official visit to a foreign country. Relations between the Muslim Brotherhood and the Wahabi kingdom are cold. The keepers of the sacred places of Islam are suspicious of more moderate stances of Egyptian Islamists. Relations between the two countries have deteriorated in recent weeks after a protest organized by some Egyptian activists to demand the release of a Saudi human rights lawyer arrested without reason by the authorities in Riyadh.

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Cristiani in Pakistan

21 Marzo 2011 Commenti chiusi

» 18/03/2011 12:26

PAKISTAN
Punjab, in 300 ai funerali del cristiano “blasfemo” morto in carcere. Preghiere per Bhatti
Jibran Khan
La famiglia ha vietato l’ingresso in chiesa a telecamere e giornalisti, per le minacce ricevute dai fondamentalisti islamici. La comunità ricorda la nuova vittima della “legge nera”. In tutto il Paese funzioni anche per il ministro per le Minoranze. Leader cristiani denunciano contraddizioni e depistaggi nelle indagini.

Islamabad (AsiaNews) – Si sono svolti ieri a Lahore, alla presenza di 300 persone, i funerali di Qamar David, cristiano condannato all’ergastolo per blasfemia e morto in prigione la notte del 15 marzo. Vietato l’ingresso a telecamere e giornalisti, nel timore di possibili attacchi di gruppi fondamentalisti che in passato avevano più volte minacciato la famiglia. Nella sua omelia, il vicario generale della città ha condannato “l’ennesima vittima cristiana di blasfemia”. Intanto la comunità pakistana ha ricordato con messe e preghiere il ministro cattolico Shahbaz Bhatti, assassinato da un gruppo estremista il 2 marzo scorso. Sul fronte delle indagini emergono contraddizioni e depistaggi; è alto il rischio che anche questo omicidio resterà impunito.
Le esequie di Qamar David – deceduto per un infarto secondo il medico legale, avvelenamento per la famiglia – si sono celebrate nella chiesa cattolica di San Giuseppe, a Lahore. Il rito funebre è stato celebrato dal vescovo ausiliare mons. Sebastian Shaw e da p. Emmanuel Mani, direttore della Commissione nazionale di Giustizia e pace (Ncjp) della Chiesa cattolica, alla presenza di oltre 300 persone fra sacerdoti, parenti e attivisti per i diritti umani. Terminata la cerimonia si è tenuta la sepoltura in un cimitero della città.
P. Andrew Nisari, vicario generale di Lahore, ha sottolineato “lo shock e la tristezza della comunità cristiana, che piange una nuova vittima della blasfemia”. Egli parla di “un altro martire nella comunità cristiana pakistana”, quando è ancora aperta la ferita per l’assassinio di Shahbaz Bhatti, e invita le autorità a “garantire protezione alle minoranze religiose”. L’avvocato di Qamar David precisa inoltre che le accuse in base alle quali è stato condannato il 55enne cristiano erano “pretestuose”, frutto di una “rivalità in affari” e la condanna “risultato di una serie di pressioni eserciate da capi religiosi e loro sostenitori”.
Intanto per tutta la settimana si sono svolte in Pakistan preghiere e messe di suffragio per Shahbaz Bhatti, ministro cattolico per le Minoranze, assassinato da un commando il 2 marzo scorso. La All Pakistan Minority Alliance (Ampa) ha organizzato una funzione a Quetta, come le diocesi di Karachi e Baluchistan, alla presenza di numerosi esponenti della società civile. La Christian Khidmat Tehreek ha distribuito volantini in cui chiede a politici e media di usare la parola “shaheed” – martire, ndr – prima di evocare il nome di Bhatti. Messe e preghiere anche dalla Chiesa anglicana nel Punjab e Sindh e dai membri del Muttahida Qaumi Movement (MQM), che celebrano “l’altruismo” con cui Bhatti ha operato in politica.
Sul fronte delle indagini emergono continue contraddizioni e omissioni. In un primo momento la polizia aveva parlato di “inimicizie personali” alla base dell’assassinio, subito smentita dalla leadership cattolica che denunciava il tentativo di depistaggio. Nei giorni scorsi è emersa la notizia di un arresto, ma i particolari filtrati sinora dal fronte investigativo sono scarni. Gli inquirenti annunciano a breve svolte clamorose.
Restano tuttavia le contraddizioni: ieri in conferenza stampa l’ispettore generale Wajid Durrani ha confermato il fermo di un uomo e, parlando di sicurezza, ha affermato che “la casa di Bhatti nel settore I-8/3 non era un segreto, perché nota anche alle guardie del corpo”. In una dichiarazione del 3 marzo, però, il capo degli investigatori affermava che “nessuno della sicurezza conosceva la casa in cui viveva” il ministro. La comunità cristiana sottolinea queste contraddizioni, le omissioni e i depistaggi, temendo che siano solo un espediente perché i veri colpevoli restino impuniti.

Un timore avallato anche dal vescovo di Islamabad-Rawalpindi, mons. Rufin Anthony. Annunciando una funzione in memoria di Bhatti per domenica prossima, il prelato spiega come “le indagini sull’omicidio siano fonte di gravi preoccupazioni”, mentre polizia e ministero degli Interni giocano “allo scaricabarile” per non assumersi la responsabilità della morte del politico cattolico e della cattura dei colpevoli. “Le dichiarazioni rese al momento dell’omicidio – puntualizza il prelato – si contraddicono con le versioni fornite oggi, questo aumenta le preoccupazioni perché potrebbe rimanere un omicidio irrisolto come altri casi di primo piano. Restano alti i timori per la sicurezza delle minoranze in Pakistan”.

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Livorno Fortezza Vecchia

18 Marzo 2011 Commenti chiusi
Livorno Fortezza Vecchia

Livorno Fortezza Vecchia

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Pakistan

17 Marzo 2011 Commenti chiusi

PAKISTAN
Cristiano “blasfemo” sarebbe morto di infarto. I parenti: avvelenamento
Jibran Khan
Il medico legale parla di morte per arresto cardiaco. La famiglia denuncia le ripetute minacce di morte ricevute dal marito, dopo l’assassinio di Salman Taseer e Shahbaz Bhatti. Per gli attivisit cristiani egli è l’ennesima vittima delle leggi sulla blasfemia. Timori per Asia Bibi: è lei “la prossima della lista”.

Lahore (AsiaNews) – L’autopsia svolta sul corpo di Qamar David, cristiano condannato all’ergastolo per blasfemia e deceduto in carcere la notte del 15 marzo scorso, rivela che l’uomo sarebbe morto per arresto cardiaco. Il medico legale esclude la presenza di ferite e nega vi siano stati attacchi. Tuttavia la famiglia non crede alla versione ufficiale e chiede indagini più approfondite. Dal cadavere è stato prelevato un campione per verificare la possibilità di avvelenamento, compiuto da un compagno di cella o da un secondino. Intanto la comunità cristiana si stringe attorno ad Asia Bibi, la 45enne madre di cinque figli condannata a morte per blasfemia: sarebbe lei “la prossima nella lista” degli estremisti, dopo Salman Taseer e Shahbaz Bhatti.
In un primo momento le autorità carcerarie avevano parlato di decesso causato dalla tubercolosi, patologia per la quale David riceveva cure in prigione. La famiglia del 55enne cristiano, alla quale è stato impedito di vedere il corpo, è giunta a Karachi ed è in attesa di espletare le formalità di rito per celebrare il funerale. I parenti negano che l’uomo soffrisse di patologie pregresse, denunciano le ripetute minacce di morte ricevute in carcere da guardie e prigionieri e parlano di “avvelenamento”. Dopo l’assassinio di Salman Taseer, governatore del Punjab ucciso a gennaio, e del ministro per le Minoranze Shahbaz Bhatti, il 2 marzo scorso, Qamar David era “oggetto di continue minacce di morte ed è stato aggredito per aver condannato i due gesti”.
Ieri, intanto, il medico legale ha illustrato i risultati dell’autopsia. Aziz K M Khan, dell’Ospedale civile di Karachi, nega “ferite o segni sul corpo” e conferma che la causa della morte “è un attacco cardiaco” dovuto probabilmente “a stress o depressione”. Egli non esclude la possibilità di un avvelenamento e aggiunge che “abbiamo inviato dei campioni per analizzarli, ma ci vorranno almeno 3 o 4 settimane”. Oggi il corpo verrà restituito alla famiglia, che farà rientro a Lahore per il funerale. La moglie si dice “preoccupata per il viaggio” perché teme attacchi degli estremisti.
Rappresentanti delle minoranze religiose e membri del Muttahida Qaumi Movement (MQM) dell’assemblea di Sindh esprimono cordoglio per la morte di Qamar David e chiedono indagini approfondite per capire le vere cause del decesso. P. Anwar Zaki, sacerdote di Karachi, ringrazia “i movimenti politici che hanno alzato la loro voce contro le leggi sulla blasfemia e hanno mostrato preoccupazione per le minoranze religiose in Pakistan”, confermando che i cristiani sono oggetto di pressioni e minacce perché si convertano all’islam.
La morte di David ha aumentato i timori per la sorte di Asia Bibi, la 45enne cristiana in carcere con una condanna a morte in base alla famigerata “legge nera”. La Masihi Foundation esprime “timori” per la sua sorte, a causa delle minacce dei fondamentalisti islamici. La donna teme di diventare “la prossima della lista”, dopo la morte di Taseer e Bhatti.
Fonti cattoliche a Karachi manifestano “un profondo cordoglio” per Qamar David, vittima delle leggi sulla blasfemia e, in tempo di Quaresima, chiedono “preghiere per le minoranze, in special modo per Asia Bibi”. “Tutti hanno il diritto o meno di credete in qualcosa – concludono i leader cattolici – e non è ammissibile ottenere conversioni con la forza o attraverso minacce”.

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P A C E

7 Marzo 2011 Commenti chiusi
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India: Persecuzione di Cristiani.

15 Febbraio 2011 Commenti chiusi

INDIA
Al Kumbh indù in Madhya Pradesh, i cristiani sono “cimici da ammazzare”
Nirmala Carvalho
Si è chiuso il grande raduno induista che ha richiamato circa due milioni di persone sulle rive del fiume Narmada. Sono proseguiti gli attacchi contro i cristiani; alcuni sadhu però hanno criticato questa violenza verbale. La testimonianza di padre George Thomas, e lo sfruttamento dei tribali da parte del governo.

Bhopal (AsiaNews) –  Con un’ultima serie di attacchi verbali contro i cristiani , si è chiuso ieri il Narmada Samajik Kumbh, un raduno di due milioni di persone nel Madhya Pradesh, voluto da un gruppo di associazioni che comprende militanti indù armati. L’evento aveva spinto le minoranze cristiane e religiose a chiedere la protezione del governo per timori di scontri o violenze. (09/02/2011 Timori di violenze al raduno di 2 milioni di estremisti indù in Madhya Pradesh).

Padre George Thomas, un sacerdote cattolico responsabile della missione di Mandala, ha visitato ogni giorno il Kumbh Mela. Sul terzo giorno, quello conclusivo, ha detto ad AsiaNews: “Nell’ultimo giorno, uno degli oratori ha lanciato una serie di attacchi contro il cristianesimo, chiamando i cristiani ‘cimici’. Ma ha anche notato che molte persone non erano interessate alle manipolazioni politiche.
Padre George ha spiegato che la maggior parte dei discorsi anti-cristiani al Kumbh erano diretti contro i missionari cristiani, e il loro lavoro generoso verso i più poveri dei poveri. In particolare, l’ultimo oratore ha detto che i cristiani sono qui principalmente per un’opera di conversione. Ha continuato paragonando i cristiani a cimici. Ha detto che “i cristiani sono come delle cimici, che si nascondono sotto la mascheratura del lavoro, e bevono il sangue della gente innocente e indifesa; e le cimici dovrebbero essere uccise o altrimenti continueranno a bere sangue”.
Padre George ricorda che però è accaduta una cosa interessante: alcuni dei “sadhu” (asceti), e in particolare sadhu Asaramji Babuji si è alzato in piedi e ha criticato sia il tono che il contenuto del discorso. Babuji ha detto che il Kumbh non era il posto da cui lanciare attacchi contro i missionari cristiani. Se abbiamo dei problemi con loro, ha detto, dobbiamo invitarli a discutere, e non c’è nessun bisogno di insultare i cristiani. Alcuni altri sadhu si sono uniti a Babuji.
Il sacerdote afferma comunque che in generale, i partecipanti “sembravano pellegrini, interessati a un tuffo nel Narmada, a vedere la folla e l’illuminazione del luogo. Non c’era una connotazione politica evidente”; gli attacchi ai cristiani e la propaganda non sembra aver eccitato il loro umore.
“La gente – dice p. George – sembrava interessata molto poco a questi discorsi. Il posto principale da cui erano lanciati rimaneva vuoto, per la maggior parte del tempo. Ieri, durante uno di questi discorsi, è apparso l’elicottero di Ramansingh, il chief minister di Chhattisgarh, e tutti i presenti hanno lasciato la sala e sono usciti a guardare l’elicottero. E anche dopo ripetuti inviti nessuno è tornato dentro”.
La manifestazione del Kumbh si è conclusa senza nessun incidente di rilievo. Padre George esprime però preoccupazione “per l’impatto che il Kumbh potrà avere sui missionari cristiani. Troppi oratori hanno sollevato sentimenti anti-cristiani e hanno eccitato il pubblico.  Inoltre questo termine, ‘cimici’, è estremamente pericoloso. Mi ricordo che in Rwanda  ci si riferiva ai Tutsi come a degli ‘scarafaggi’. Questi oratori lanciano un messaggio di sospetto e odio e divisione contro i missionari cristiani, e il nostro lavoro a favore della dignità umana”.
Padre George spiega ad AsiaNews che vi sono ragioni precise dietro i tentativi di avvelenare le menti contro i cristiani e il lavoro che compiono. Tutto si riconduce all’impegno dei cristiani per lo sviluppo dei tribali. “Un po’ di tempo fa – racconta il sacerdote –  qualcuno ha definito Mandala come un posto per saccheggiare i tribali: Tribal Looting Center. In passato, una grande somma di denaro è stata stanziata per aiutare questo distretto. Ma forse nemmeno un quarto di quella somma è arrivata ai tribali. Che però sono rimasti quieti e sottomessi, per il fatto che sono poveri, illetterati, e senza un’organizzazione”.
“La Chiesa invece è sempre stata all’avanguardia nell’istruzione della gente, formalmente e informalmente, per aiutarli a crescere dal punto di vista economico e a organizzarsi, con gruppi di auto-aiuto e cooperative. Abbiamo cercato di creare opportunità per le donne per crescere nella società, in vari modi. Come risultato, i tribali del Mandala sono diventati una ‘voce’ che non può essere ignorata, fino a far nascere perfino un partito, il Gondvana Gantantra Party. Non l’abbiamo fatto per convertire tutti al cristianesimo, ma solo dal punto di vista dei diritti umani, e della giustizia sociale. Come risultato, alcuni hanno accettato il cristianesimo e oggi la maggior parte dei tribali, anche gli indù, amano i cristiani e le loro attività”
“I militanti radicali indù (come la Rss, Rashtriya Swayamsevak Sangh , fra gli organizzatori del Kumbh) vedono questa situazione come una minaccia potenziale, perché dicono che tutti i tribali sono indù. Ma la tradizione, la lingua originale e i costumi provano in primo luogo che i tribali non sono indù. Le famiglie tribali sono matriarcali, quelle indù patriarcali; il linguaggio originale tribale è dravidico, quello indù è ariano. I tribali in origine non cremavano i loro morti, ma gli indù lo facevano. I tribali non accettavano la dote, pagavano un prezzo ai genitori della sposa; gli indù hanno la dote. Ora, sotto l’influenza induista, alcuni costumi sono cambiati. Il Sangh [le organizzazioni indù – ndr] cerca di metterci contro i tribali con propaganda falsa e minacce”.
P. George racconta anche dello sfruttamento e dell’umiliazione subiti dei tribali in occasione del Kumbh: “La gente di Mandala, e in particolare i tribali, sono vissuti per anni senza i servizi essenziali: acqua pura da bere, strade, elettricità. Il governo non se ne è interessato. Ma per il Kumbh, il governo ha trovato volontà e mezzi per rifornire di elettricità e senza interruzioni il Kumbh e le aree intorno. Un sacco di soldi sono stati spesi per il raduno, con l’unico intento evidente di dire che i cristiani non sono buoni. La gente di Mandala è stata totalmente ignorata nell’organizzazione, e solo alcuni tribali sono stati coinvolti nelle forniture di cibo. Tutti i contratti sono stati dati a persone di fuori; il guadagno è andato altrove, e a Mandala è rimasto solo da raccogliere la spazzatura lasciata dalla folla. Mandala è un distretto tribale, il che vuol dire che la terra, l’acqua e le foreste sono dei tribali. Ma tutte le leggi sono state messe da parte per il Kumbh, il compenso dato ai tribali è stato minimo. Ai tribali è stato fatto capire che perfino nel loro distretto essi non sono nessuno”.

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Aborto nelle Filippine

15 Febbraio 2011 Commenti chiusi

FILIPPINE
Cristiani e musulmani pro-life contro la legge pro-aborto
A Manila oltre 5mila persone di tutte le fedi manifestano il loro si alla vita. Critiche al presidente Aquino accusato di mantenere una posizione ambigua, nonostante il costante dialogo con Chiesa e associazioni pro-life.

Manila (AsiaNews/Agenzie) – Oltre 5mila tra cattolici, protestanti e musulmani filippini hanno manifestato ieri a Pasay City (Manila) contro la legge sulla salute riproduttiva e mostrare il loro sostegno per la vita. Alla manifestazione hanno partecipato oltre a sacerdoti cattolici e leader religiosi, anche molti politici impegnati nel dibattito in corso al parlamento per l’approvazione della legge.“Siamo con voi per la vita”, ha affermato Fatima Aliah Dimaporo, musulmana e responsabile del distretto di Lanao del Norte (Mindanao). Parlando alla folla, la donna ha denunciato la promozione di contraccettivi in tutte le scuole e gli ospedali del Paese e la pianificazione familiare. La Dimaporo ha sottolineato che la legge è un rischio per la salute delle donne e non risolve il problema della povertà. Secondo Eric Manalang organizzatore della manifestazione e presidente dei pro-life filippini, la presenza di musulmani e protestanti mostra che “l’appello contro il disegno di legge per la salute riproduttiva non è appoggiato solo dai cattolici, ma da tutti coloro che sono contro l’aborto e la pianificazione delle nascite. L’attivista denuncia la posizione ambigua del presidente Aquino, che dopo i colloqui con i vescovi aveva dichiarato di voler cancellare l’attuale disegno di legge, per poi fare marcia indietro.

Intanto oggi, in occasione della festa di san Valentino, i sostenitori della legge hanno distribuito gratis preservativi e contraccettivi nei quartieri poveri di Manila. Il gesto avviene ogni anno e ha lo scopo di raccogliere il consenso nei quartieri dove è più alto il numero di aborti illegali.

Il dibattito sulla Reproductive Health è in corso da quattro anni. La legge rifiuta l’aborto clinico, ma promuove un programma di pianificazione familiare, invitando le coppie a non avere più di due figli, sanziona l’obiezione di coscienza di medici e operatori sanitari e  favorisce la sterilizzazione volontaria. Chiesa e associazioni cattoliche sostengono invece il Natural Family Programme (Nfp), che mira ha diffondere tra la popolazione una cultura di responsabilità e amore basata sui valori cristiani.

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Discorso di Sua Santità in data 23.12.2009

24 Dicembre 2009 Commenti chiusi
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